Il Mistero di Altare  

Come Bérenger Saunière ha proiettato Rennes-le-Château sullo scenario mondiale, trasformando Renness in uno dei luoghi più controversi della storia recente, il sacerdote di Altare,  ha fatto delle cose strabilianti, pur rimanendo, lui e il suo paese, del tutto anonimi e sconosciuti al grande pubblico.

Il protagonista, in questo caso, si chiama Giuseppe Giovanni Bertolotti e nasce a Cairo Montenotte (Savona) il 4 febbraio 1842. La sua è una famiglia modesta, il padre Luigi è indicato sugli atti come «serragliere», ossia maniscalco, e la madre, Rosa Giordano, è una semplice sarta. La precisazione è fondamentale per comprendere al meglio i futuri sviluppi della vicenda. Dopo Giuseppe arriveranno altri sette figli: Enrichetta, Rosalia, Cesarina, Giovanni Battista, Antonia, Alberto, Giuseppa (questi ultimi tre moriranno in tenera età).

La vocazione sacerdotale giunge prestissimo e Giuseppe passa direttamente dai banchi di scuola a quelli del seminario di Acqui Terme (Alessandria), sede della diocesi. Il 12 giugno 1866, pur non essendo ancora stato nominato sacerdote (lo sarà soltanto il 22 settembre dello stesso anno), riceve la nomina a curato presso la parrocchia di Serole (Asti). Tre anni dopo, il 3 ottobre 1869, assume l’incarico di parroco ad Altare, luogo a cui legherà la sua vita e la sua leggenda.

È a partire da questo periodo che, oltre all’attività propria del suo ruolo, inizia a pubblicare diversi saggi: Fatti storici applicati alla Dottrina Cristiana, Voci di vita ed esempi, Silloge Casuum, Statistica ecclesiastica d’Italia, Il Parroco italiano nei suoi rapporti colle leggi dello Stato, Libertà nelle Encicliche di Leone XIII, la traduzione dei carmi latini di Leone XII, oltre a esegesi e vari gesti culturali. Come se non bastasse questa corposa pubblicistica, nel 1878 fonda il bimensile «L’Avvisatore Ecclesiastico», una raccolta di atti della Santa Sede, circolari del governo italiano, pareri del Consiglio di Stato e sentenze della Corte di Cassazione e delle Corti d’Appello riguardo all’attività ecclesiastica. È una sorta di Gazzetta Ufficiale in ambito religioso che, nel 1890, raggiunge i ventimila abbonati in tutta Italia e che, dieci anni dopo, salgono a 32.900. Una cifra di tutto rispetto, se confrontata con le tirature dei periodici dell’epoca e se si conta che la percentuale di analfabeti era altissima.

È verso la fine del XIX secolo, esattamente nel 1875, che Bertolotti inizia a spendere in modo anomalo per un modesto sacerdote. Ovviamente, il primo intervento riguarda la chiesa parrocchiale di Sant’Eugenio e, proprio in quell’anno, inizia una serie di lavori di restauro e abbellimento che, a fasi alterne, dureranno fino al 1927.

La chiesa ha qualcosa che ci ricorda quella di Rennes-le-Château. Le dimensioni sono notevolmente maggiori, però alcuni dettagli creano una sorta di legame; anche qui la Via Crucis è diversa, ossia è posizionata in senso antiorario e c’è anche una statua di san Rocco del XVIII secolo, opera di alto valore artistico in legno policromo dello scultore Mareggiani che oggi non è più esposta in chiesa ma è custodita in sacrestia, visto il valore dell’opera. 

Non bisogna dimenticare inoltre che la statua ha la ferita sulla gamba destra! Altare ha un forte senso di attaccamento a San Rocco, patrono dei vetrai la cui ricorrenza è, ancora oggi, la festa più importante del paese, nonostante il patrono della parrocchia sia sant’Eugenio.


Bertolotti non sembra voler fare economie e la sua grande generosità lo spinge a creare un circolo ricreativo per la gioventù ad Acqui Terme, sede diocesana in provincia di Alessandria, a cui fa parecchie elargizioni in denaro.
L’anno seguente, il 12 dicembre 1886, riceve la Croce di Commendatore dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro.

Un riconoscimento simile era riservato alle più alte personalità nazionali e, sinceramente, il parroco di un villaggio sperduto nelle colline liguri non rientrava in tale lista.

Ma, come vedremo, non sarà che l’inizio di una serie di riconoscimenti di massimi livelli, infatti il giorno 11 aprile 1895, il Re d’Italia Umberto I gli conferisce, motu proprio, la croce di Grand’Ufficiale del medesimo ordine Mauriziano e questo non è propriamente un fatto secondario. Si tenga conto che Bertolotti, nella sua epoca, è stato l’unico sacerdote al mondo a cui sia stata conferita una simile onorificenza!


Ad ogni modo, proprio quel 2 dicembre 1886, per ricordare il titolo e l’imminenza delle festività natalizie, fa un versamento di ventimila lire per costruire un asilo infantile in paese. Questo sarà aperto, sempre in dicembre, nel 1891 (anno fondamentale per Saunière…) e il 23 maggio 1899 re Umberto I, mentre si trova a Ponza (proprio nello stesso luogo e un anno prima dell’incontro fatale con Gaetano Bresci), con un decreto trasforma l’asilo in «ente morale Mons. Bertolotti comm. Giuseppe».
Nel 1897, sempre in data 12 dicembre dell’equivalente del 17 gennaio di saunieriana memoria…), Bertolotti acquista nella vicina cittadina di Cairo Montenotte dei terreni per edificarvi un altro asilo infantile e come se ciò non fosse sufficiente a sancire la sua fama di filantropo, regala al comune una vasta area di terreno prospiciente il futuro manufatto al fine di realizzarvi dei giardini pubblici. L’asilo è inaugurato ufficialmente domenica 10 novembre 1901, con una cerimonia sfarzosa che vede Bertolotti protagonista assoluto di un tripudio che tutti gli riservano, dal semplice popolano alle massime autorità civili e religiose. Ma il nostro protagonista vuole fare le cose davvero in grande e quindi ai due asili fa una donazione per garantirne l’autonomia finanziaria: un intero palazzo nella città di Savona, sull’angolo tra Corso Colombo e Via Montenotte. Esistono dei rendiconti dinanziari, in cui sono dichiarati queste somme: asilo d’Altare: lire 60.000; asilo di Cairo Montenotte: lire 80.000; palazzo di Savona: lire 120.000; per un totale di 260.000 lire, una cifra davvero grandiosa per d’epoca!
Ovviamente, il 30 settembre 1899 il comune di Altare lo proclama cittadino benemerito.

Ma è a partire dai primi anni del nuovo secolo che Bertolotti si dedica alle sue grandi costruzioni.

Nel 1901, per fare un regalo alla sorella Enrichetta, fa realizzare Villa Agar dall’architetto savonese Nicolò Campora, scelto dal parroco per il suo stile che si rifaceva alle tendenze più all’avanguardia dell’architettura internazionale. La villa passerà all’unico figlio, Aleramo , il quale la donerà a un sacerdote, Antonio Pirotto, non la volontà di farne una casa di riposo, cosa che poi avverrà. Pirotto diviene poi vescovo di Troia e Bovina (Foggia) e grande amico di Albino Luciani e Carol Wojtyla, i due futuri papi. Giovanni Paolo II amava molto i ravioli fatti secondo la ricetta di Altare, che degustava insieme a Pirotto. Durante in suo viaggio ufficiale in Puglia, si è recato a pregare sulla tomba dell’amico.

Nel 1951 Villa Agar è stata trasformata in ospedale nel 1962 è divenuta una casa di riposo per anziani, destinazione che ha tutt’oggi. È un edificio imponente e bellissimo, così come è altrettanto splendido anche il «regalo» che Bertolotti fa a Rosalia, l’altra sorella, e che in suo onore chiama Villa Rosa. Anche questa è opera dell’architetto Campora, che la realizza tra il 1905 e il 1906 in perfetto stile Liberty. Nel 1992 la villa è acquistata dallo Stato per insediarvi il Museo dell’Arte Vetraria. In questo periodo sono stati fatti molti lavori di rifacimento interno ed esterno. Nel 2004 la struttura è ritornata agli antichi splendori dell’epoca Bertolottiana e, assegnata al Comune e all’Istituto per lo studio del vetro e dell’arte vetraria, è divenuta un vero polo culturale.

Per l’altra sorella Cesarina ristruttura un palazzo sito di fronte alla chiesa parrocchiale in modo veramente originale e con tutta una serie di particolari che ne fanno in manufatto di rara bellezza.

Acquista appartamenti a Torino e Savona , proprio qui, dona la parte di un palazzo sito in via Paleocapa, la strada più importante della città, all’Istituto educativo delle Suore della Purificazione, le quali gli dedicheranno poi le scuole normali ed elementari femminili. Finanzia la costruzione dell’Osservatorio meteorologico e sismico, collocato nel Forte di Altare che inizia a funzionare il 1º aprile 1899. In seguito sarà trasferito in uno dei due palazzi che il parroco possiede in piazza Vittorio Veneto. Sempre in paese, nel 1923 finanzia la costruzione della Casa dell’Esploratore che, dopo la soppressione voluta dal fascismo del movimento scoutistico, diverrà una Scuola di Cultura e infine un cinema parrocchiale.

Il Monsignore però, dopo tanta generosità verso fratelli e affin pensa un poco anche a se stesso e si regala una grande e confortevole casa colonica circondata da ettari di terreno agricolo nella frazione di Cairo Montenotte.

Giuseppe Bertolotti muore alle 5,15 di lunedì 2 marzo 1931 all’età di 89 anni. Il funerale è celebrato in una triste giornata per la comunità, resa ancora più grigia da un’insistente pioggerellina. Una moltitudine di persone segue il feretro trainato da quattro cavalli bianchi con postiglione in alta livrea.

Ben tre sacerdoti precedevano il lunghissimo corteo, a cui aveva preso parte anche un altro sacerdote che anni dopo diverrà santo: don Luigi Orione.

La tomba di Bertolotti è un vero mausoleo nel cimitero di Altare e sulla sua lapide vi è una lunga iscrizione che illustra e decanta i molti meriti di questo uomo di chiesa e grande benefattore.

A questo punto è più che lecita la domanda: dove aveva preso tutto questo denaro?

Quando i Bertolotti giungono ad Altare da Savona, non sono certo in condizioni agiate; una famiglia «normale», dal punto di vista economico, quella di un maniscalco e di una sarta con otto figli da sfamare. Stranamente, non sono state fatte molte congetture su questo arricchimento, ma una sola. Tutto parte dal ritrovamento presso un archivio privato di Altare di un ritratto di una nobildonna con la didascalia: «Fondatrice dell’asilo infantile di Altare». La nobile in questione è Maria Brignole Sale (1811 – 1888), duchessa di Galliera e finanziatrice dell’ospedale di Genova, che prenderà il suo nome.


Apparteneva a una delle famiglie più importanti del capoluogo ligure e, come se non bastassero le sue numerose proprietà, aveva sposato il marchese Raffaele De Ferrari, membro di un’altra famiglia importantissima a Genova (piazza De Ferrari è il cuore nevralgico della città) e tra i maggiori azionisti della compagnia che aveva realizzato il Canale di Suez e la ferrovia Parigi-Lione. Qual è il legame che unisce questi grandi personaggi il semplice parroco di provincia?


Entra in gioco un certo A.F., amministratore dei beni della duchessa, il quale, nel giro di alcuni anni avrebbe sottratto beni per la cifra colossale di tredici milioni, ritenendo poi utile trasferirsi all’estero, forse in America, per sfuggire alla giustizia.

A questo punto, però, il pessimo procuratore, invece di portarsi appresso il frutto del maltolto, ne lascia una grossa parte a Giovanni Bertolotti, fratello minore del parroco e residente a Genova. Sul perché di questo strano atteggiamento non è mai stata fatta luce; Ciò che è noto è che Giovanni passa la questione e l’enorme somma di denaro delle mani di Giuseppe, il quale la restituisce alla legittima proprietaria. Da questo atto di straordinaria correttezza civica sarebbe nata una profonda amicizia tra la duchessa di Galliera e il sacerdote (e perché non con il fratello Giovanni?), che avrebbe aperto a quest’ultimo molte porte e spianato la strada per innumerevoli donazioni?????

A riguardo, Maria Brignole Sale gli dona parecchie azioni della Compagnia del Canale di Suez e della Parigi-Lione che, comunque, non sarebbero bastate da sole a finanziare l’«impero» di mons. Bertolotti.

I riconoscimenti ufficiali sono di una tale consistenza che non si può assolutamente pensare al caso:

  •  Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro;

  •  Grand’Ufficiale del medesimo Ordine Mauriziano;

  •  Cappellano d’Onore di papa Leone XIII;

  •  Protonotario apostolico e Abate Mitrato, titoli concessi da Leone XIII
    e Pio X;

  •  Canonico onorario della Cattedrale di Acqui Terme;

  •  Grande Medaglia d’Oro di benemerito dell’istruzione pubblica, concessa dal ministro Nasi;

  •  Vescovo vicario della basilica di san Giovanni in Laterano a Roma.

Questa altissima carica gli era stata concessa il 12 maggio 1907 da Papa Pio X in persona. È un riconoscimento che, qualsiasi sacerdote preposto alla cura di un paese della provincia italiana di cento anni fa (e sicuramente anche oggi!) avrebbe accettato, se non immediatamente, nell’arco di un milionesimo di secondo; ebbene, Bertolotti lo rifiuta.

La motivazione che dà al suo gesto riguarda i sentimenti di affetto che lo legano alla sua terra, che non si sente di abbandonare per Roma. Anche se per un caso ben differente, questo rifiuto fa venire in mente l’ostinazione di Bérenger Saunière a non lasciare Rennes-le-Château quando il vescovo Beauséjour glielo impone.

Entrambi i parroci sono legati in modo indissolubile al proprio paese
e non lo vogliono lasciare assolutamente. Forse è perché il territorio è la parte essenziale del loro mistero? Vi è anche un altro legame che unisce i due parroci: il culto del Sacro Cuore.

Il 16 settembre 1900, Bertolotti benedice una torre dedicata, appunto, al Sacro Cuore di Gesù, presso il santuario della Madonna del Deserto. Egli viene chiamato in questo luogo, sperduto in mezzo ai boschi dell’entroterra savonese, che non era territorio di sua competenza. ancora oggi due lapidi di marmo ricordano questo suo intervento.

Il segreto della ricchezza, come si dice, Bertolotti se c’è portato nella tomba. E su questo punto si possono fare solo delle supposizioni; una pista riguarda i finanziamenti che la duchessa di Galliera avrebbe fatto al parroco in cambio della restituzione della somma trafugata dall’infido amministratore.

La nobildonna trascorreva buona parte dell’anno a Parigi, dove morì nel 1888. Ed è proprio dalla Francia che, stranamente, a partire dal 1898 cominciano ad arrivare ogni mese dei corposi assegni ad Altare che, alla morte di Bertolotti, cesseranno di colpo. Bisogna, però, aggiungere che il parroco aveva dimostrato una certa disponibilità di denaro a partire già dal 1875, quando aveva iniziato dei lavori in chiesa.

I versamenti mensili sono, forse, l’unico punto fermo di tutta la vicenda che, come si è visto, presenta molti lati oscuri che lasciano aperti altrettanti dubbi.

Il fatto che la ricchezza provenisse proprio dalla Francia (non ben specificato se da Parigi o da altre località) è un motivo in più per creare una sorta di gemellaggio tra Altare e Rennes-le-Château, uniti nella storia da due parroci che ne hanno cambiato per sempre il volto.

Questo magnifico paese è immerso in una valle incantata di verde e di pace, uno stupendo paese, i cui abitanti soo molto ospitali e cordiali.

Qui, il sottoscritto si è recato personalmente per le ricerche storiche del caso.

 

Qui ritratto nella foto con il Sindaco Dott. Flavio GENTA, uomo di ampio spessore culturale, che ringrazio per la sua cordialità e disponibilità.

Tutto ciò lascia presumere concretamente che, come a Rennes, anche da qui sono passati i Cavalieri Templari.

(click per vedere le FOTO della Chiesa di S. Eugenio in Altare)

Le indagini continuano.........